Le Corbusier, vita e opere dell'architetto-designer più importante del Novecento
Le Corbusier, vita e opere dell'architetto-designer più importante del Novecento
Dalla biografia alle architetture-manifesto sino agli iconici arredi rieditati da Cassina, idee, progetti e oggetti 'corbusiani' che hanno rivoluzionato l'abitare moderno.
Tra i protagonisti più influenti e discussi del Novecento, Le Corbusier (1887-1965), al secolo Charles-Edouard Jeanneret, ha attraversato il suo tempo lasciando un segno profondo tanto nel design quanto nell’architettura. Progettista, pittore e teorico instancabile, ha perseguito attraverso edifici, libri, arredi, quadri e slogan un obiettivo costante: ristabilire un equilibrio armonico tra l’uomo e lo spazio che abita. Nato il 6 ottobre 1887 a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, figlio di uno smaltatore di quadranti d’orologio e di una musicista, cresce in un ambiente in cui precisione artigianale e sensibilità artistica si intrecciano, ponendo le basi di una ricerca progettuale che lo porterà lontano.


Le Corbusier biografia e architettura
Dopo il Grand Tour tra Europa e Oriente, che gli permette di confrontarsi con l’antico, il giovane Le Corbusier consolida la propria formazione presso gli studi di Auguste Perret a Parigi e di Peter Behrens a Berlino. Qui conosce Mies van der Rohe e Walter Gropius, grazie ai quali matura una visione funzionalista del progetto. Negli stessi anni, con Amédée Ozenfant, getta le basi del movimento purista e diffonde le proprie idee attraverso la rivista L’Esprit Nouveau, firmandosi con lo pseudonimo “Le Corbusier”.




Con il cugino Pierre Jeanneret apre lo studio parigino di rue de Sèvres e nel 1923 pubblica Vers une Architecture, libro-manifesto in cui enuncia i cinque punti della nuova architettura: pilotis, tetto giardino, finestra a nastro, pianta libera e facciata libera. Questi principi, insieme alle superfici bianche e alla promenade architecturale, trovano applicazione nelle ville degli anni Venti, tra cui la celebre Villa Savoye. Tra anni Trenta e dopoguerra Le Corbusier si dedica soprattutto all’urbanistica e al problema della carenza di alloggi. L’Unité d’Habitation di Marsiglia (1952), poi replicata in altri quattro siti, è una città verticale autonoma, dotata di servizi, spazi comuni e 337 appartamenti per 1600 persone.






L’occasione di progettare una vera città però arriva con Chandigarh (1951-1966), capitale dello Stato indiano del Punjab, dove "Corbu" realizza edifici pubblici monumentali accostando ancora il béton brut al colore. Nelle opere mature, in particolare nelle strutture religiose di Notre-Dame du Haut a Ronchamp e Sainte-Marie de La Tourette a Éveux, il cemento plastico, insieme alla luce, assume una dimensione spirituale. Muore nel 1965 a Roquebrune-Cap-Martin, dove era solito trascorrere le estati soggiornando presso il suo personale rifugio minimo, il Cabanon.
Le Corbusier designer, con Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand
In coerenza con la sobrietà delle sue architetture, Le Corbusier predilige per gli interni arredi ridotti all’essenziale. In un primo momento ricorre alle sedute in faggio curvato di Thonet, poi, dal 1928, adotta il tubolare metallico per adeguarsi alla ricerca e alle sperimentazioni di molti progettisti dell’epoca (pensiamo ad esempio a Marcel Breuer).




È nello studio di rue de Sèvres - dove collaborano il cugino Pierre Jeanneret e, dal 1927, anche la giovane Charlotte Perriand, responsabile degli interni e del disegno dei complementi - che prendono forma gli arredi in acciaio tubolare della collezione LC. Presentati per la prima volta al Salon d'Automne del 1929 e inizialmente prodotti da Thonet (solo dopo da Cassina, che ne acquisirà i diritti per la produzione), diventeranno i modelli di riferimento assoluti del design moderno.
Ecco i più celebri e celebrati.
LC20 Casiers Standard, 1925 (Thonet 1929, Cassina 1978)
Contenitori componibili in frassino tinto con chiusure e colorazioni diverse
Fanno la loro prima comparsa all'interno del Padiglione de l'Esprit Nouveau, presentato all’Esposizione internazionale di Parigi del 1925, dove assumono un ruolo insieme funzionale e spaziale: suddividono gli spazi, diventano scaffali e armadi componibili, si sovrappongono e possono essere incorporati nelle pareti, fino a fondere architettura e arredo in un unico sistema continuo. Grazie alla loro natura modulare e flessibile, i contenitori contenitori Casiers Standard - concepiti come équipement du logis, ovvero attrezzature domestiche integrate - sono pensati per adattarsi a ogni ambiente e a funzioni diverse. Nonostante la loro forza innovativa, sono rimasti a lungo dei prototipi, venendo realizzati da Thonet solo per l’allestimento del 1925 e per il Salon d’Automne del 1929. Bisognerà attendere il 1977, in occasione del riallestimento del padiglione de l'Esprit Nouveau a Bologna, perché il sistema venga effettivamente messo in produzione: la ditta Cassina, con la collaborazione di Charlotte Perriand, impegnata nella ricostruzione filologica dei prototipi originali, ne ricostruisce una parte e avvia l’anno successivo (1978) la riproduzione in serie.


LC1 Fauteuil dossier basculant, 1928 (Thonet 1929, Cassina 1965)
Poltroncina con schienale basculante. Struttura tubolare in acciaio cromato o verniciato; seduta in pelle con pelo, cuoio o tessuto.
Si ispira alla tradizionale sedia “safariana”, generalmente in legno, di cui riprende due principi chiave: lo schienale basculante e il bracciolo risolto tramite una cinghia che scorre alle estremità della struttura. A differenza della somigliante Wassily Chair di Marcel Breuer, la poltroncina LC1 rinuncia al telaio chiuso e adotta una struttura aperta, composta da otto tubolari metallici saldati fra loro.

LC2 e LC3 Fauteuil Grand Confort, 1928 (Cassina 1965)
Poltrona e divano a due o tre posti con cuscini separati. Struttura tubolare in acciaio cromato o verniciato; rivestimento in pelle o tessuto.
La poltrona, proposta nelle due varianti dimensionali LC2 Petit Modèle e LC3 Grand Modèle, è definita da una struttura in tubolare d’acciaio lasciata a vista che ingabbia, come un telaio, i cuscini indipendenti. La versione LC2, più compatta e cubica, prevede cinque elementi imbottiti; la LC3, più generosa e accogliente, ne conta invece quattro, poiché la seduta è costituita da un solo cuscino più spesso e non da due sovrapposti. Lo stesso principio compositivo e le medesime proporzioni vengono declinati anche nei divani LC2 e LC3, disponibili nelle versioni a due e tre posti. La volontà dei tre designer di rivoluzionare la tappezzeria e superare la tradizionale concezione della poltrona imbottita li portò a rendere la struttura esplicita, con l’obiettivo di garantire il massimo comfort con il minimo impiego di materiale.
LC4 Chaise Longue à réglage continu, 1928 (Thonet 1928, H. Weber 1959, Cassina 1965)
Chaise Longue a inclinazione variabile con piedistallo in acciaio verniciato nero, culla in acciaio cromato o nero opaco e materassino in pelle con pelo di cavallino, pelle nera o tessuto écru.
Forse il pezzo più celebre della collezione LC, la poltrona allungata trae ispirazione dalle sedie a dondolo in legno curvato prodotte da Thonet fin dal 1860. Lo schienale prolungato, che si estende fino a diventare poggiapiedi, richiama la sagoma di un corpo disteso - il cuscino allude alla testa - dando forma a un profilo spezzato, quasi ortopedico. Questa configurazione rende il modello esemplare dell’attenzione che Le Corbusier riservava al benessere del corpo, allo studio delle proporzioni e della fisiologia umana, ma anche al linguaggio dell’estetica industriale e dei materiali. Le posizioni della “culla” in acciaio curvato vengono regolate dall’utente prima che questi si sieda: un meccanismo che rende l'iconica chaise longue LC4 un arredo scientificamente risolto, una machine à repos (macchina per riposare) essenziale e funzionale, del tutto coerente con l’idea corbusiana della casa come machine à habiter (macchina per abitare).
LC5 Canapè, 1934 (Cassina 1998)
Divano componibile con struttura in acciaio cromato e cuscini ribaltabili; rivestimento in pelle o tessuto.
Tra i pezzi meno noti della produzione di Le Corbusier, questo divano con struttura in acciaio cromato fu realizzato per la sua casa-studio in rue Nungesser-et-Coli a Parigi, dove si conserva ancora il modello originale che ha guidato il lungo processo di riedizione avviato da Cassina nel 1998. Il principio del divano LC5 è affine a quello dell'LC3: una struttura tubolare che accoglie e incornicia le parti imbottite. Qui, però, i cuscini dello schienale sono ribaltabili, permettendo di trasformare il divano in un letto singolo all'occorrenza.


LC6 Table tube d’avion, 1928 (Cassina 1974)
Tavolo con basamento in acciaio verniciato e piano in cristallo, vetro o frassino.
Il tavolo LC6 è dotato di un basamento composto da quattro supporti in acciaio con gambo filettato, che permettono di regolare l’altezza del sottile piano e di mantenerlo visivamente distaccato dalla struttura portante, conferendo all’insieme un senso di armonia, proporzione e leggerezza. Come nella crociera della chaise longue LC4, i designer ricorrono ancora al tubolare a sezione ovoidale mutuato dall’aeronautica: da questo derivano i tre elementi che costituiscono la base: due a 'U' rovesciata, corrispondenti alle gambe, e uno longitudinale, saldato a essi lungo l’asse centrale del piano.




LC7 e LC8 Fauteuil e tabouret tournant, 1928 (Cassina 1978)
Poltroncina e sgabello girevoli con struttura in acciaio cromato lucido o verniciato; schienale e sedile imbottiti con rivestimento in pelle o tessuto.
Disegnata da Charlotte Perriand come prototipo per la sala da pranzo del suo appartamento e presentata per la prima volta al Salon des Artistes Décorateurs del 1928, la seduta girevole entrerà nel 1929 a far parte della collezione LC nelle due varianti poltroncina LC7 e sgabello LC8. La base, identica per entrambe, nasce dall’unione di quattro tubi d’acciaio curvati che sostengono il sedile imbottito e il meccanismo rotante sottostante. Nella versione a poltroncina, alla struttura della seduta si raccorda quella che supporta lo schienale avvolgente, anch’esso circolare e avvolgente.

LC10 Table en tube, 1928 (Cassina 1985)
Tavoli alti e bassi, quadrati e rettangolari. Gambe tubolari in acciaio cromato, telaio in acciaio verniciato e piano in cristallo o vetro stampato.
Ridotti all’essenziale nella forma, i tavoli LC10 - proposti in versioni alte, basse, quadrate e rettangolari - si distinguono per la struttura portante in acciaio che sostiene un piano trasparente semplicemente appoggiato. La combinazione di rigore geometrico, trasparenza e leggerezza visiva consente loro di inserirsi con discrezione in contesti diversi, valorizzando lo spazio senza appesantirlo. Proprio questa sintesi di funzionalità e chiarezza formale li ha resi nel tempo in un immortale classico del design.




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