Lampade Flos: una luminosa storia italiana

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Dai fratelli Castiglioni alle nuove generazioni di progettisti, la storia di un’azienda che ha fatto dell’incontro tra luce e good design il fulcro della propria ricerca


Poche aziende hanno legato la propria storia a quella del design italiano quanto Flos. Fondata nel 1962, l’azienda ha trasformato il settore dell'illuminazione in un terreno di sperimentazione per architetti e designer, lavorando su materiali, tecnologie, forme e modi diversi di portare la luce negli ambienti. Nel suo catalogo sono entrate nel tempo lampade iconiche come Arco, Taccia, Snoopy a Parentesi, per citare quelle dei fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni, ma anche apparecchi illuminanti firmati da Afra e Tobia Scarpa, Gino Sarfatti, Philippe Starck, Jasper Morrison e Patricia Urquiola.

 

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La collaborazione con Achille Castiglioni occupa tuttavia il "posto d'onore". Prima insieme al fratello Pier Giacomo e poi autonomamente, il designer milanese ha accompagnato Flos per decenni, contribuendo a definire un modo di progettare la luce basato sull’osservazione degli oggetti quotidiani, sulla riduzione degli elementi e sull’uso spesso inatteso di componenti industriali. Molte di quelle lampade sono ancora oggi in produzione e alcune appartengono alle collezioni dei importanti musei internazionali.

Flos: la storia dell’azienda dal 1962

All’inizio degli anni Sessanta l’imprenditore Dino Gavina intuisce le possibilità offerte da un materiale allora poco utilizzato nell’arredamento: il cocoon. Si tratta di resina sintetica che, spruzzata su una struttura metallica forma, una volta indurita, una membrana sottile e traslucida. La tecnica, sviluppata negli Stati Uniti e sperimentata in Italia dal produttore meranese Eisenkeil, viene affidata ad Achille e Pier Giacomo Castiglioni e ad Afra e Tobia Scarpa per la realizzazione delle primissime lampade Taraxacum e Gatto, Viscontea e Fantasma. Flos verrà quindi fondata solo nel 1962 a Merano dallo stesso Gavina insieme a Cesare Cassina. Anche il nome racconta l’intenzione di costruire qualcosa di innovativo intorno alla luce: "flos" significa infatti “fiore” in latino e sarebbe stato Pier Giacomo Castiglioni a proporlo.

 

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Dal 1963 la guida passa a Sergio Gandini, figura centrale nello sviluppo industriale del marchio. Nel territorio bresciano Flos riesce a produrre in serie le sperimentazioni dei progettisti, instaurando con loro un rapporto solido e durevole. Prodotto, comunicazione e immagine diventano così espressioni di un’unica cultura d’impresa, all’interno della quale prendono forma lampade destinate a entrare nella storia del design, a cominciare da Arco e Taccia, entrambe progettate nel 1962 da Achille Castiglioni e Pier Giacomo Castiglioni.

Dal MoMA al LED

Nel 1972 Flos partecipa a Italy: The New Domestic Landscape, la celebre mostra organizzata dal Museum of Modern Art di New York che porta il design italiano, e con esso i progetti dei fratelli Castiglioni, all’attenzione del pubblico internazionale. Per l’azienda è un passaggio decisivo, che ne consolida il riconoscimento oltre i confini italiani. L’anno seguente viene acquisita Arteluce, fondata nel 1939 da Gino Sarfatti. Entrano così nel patrimonio del marchio pezzi come il celebre lampadario 2097 e l’eredità di uno dei più importanti progettisti della luce del Novecento. 

 

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Dagli anni Ottanta la ricerca prosegue attraverso le collaborazioni con nuove generazioni di designer, tra cui Philippe Starck, Marc Newson, Jasper Morrison, Konstantin Grcic, Michael Anastassiades, Antonio Citterio e Patricia Urquiola. Flos consolida così il modello già sperimentato con i Castiglioni e gli Scarpa, affidando ai progettisti un ruolo centrale nella costruzione dell’identità del marchio senza ricondurre il catalogo a un unico linguaggio formale. Parallelamente, l’azienda amplia la ricerca alle sorgenti LED e sviluppa soluzioni professionali per l’illuminazione architectural e outdoor. Parte di Design Holding dal 2018, negli ultimi anni Flos ha inoltre affiancato all’innovazione di prodotto gli imprescindibili temi legati alla circolarità e alla riduzione dell’impatto dei materiali, unitamente all’aggiornamento tecnologico dei modelli storici.

 

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Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos

 Già prima della fondazione dell’azienda, Achille e Pier Giacomo Castiglioni sperimentano con materiali, tecnologie e tipologie nuove. Architetti di formazione, lavorano insieme dal secondo dopoguerra sino alla premtura morte di Pier Giacomo, nel 1968, sviluppando un metodo progettuale fondato sull’osservazione degli oggetti d’uso quotidiano, sulla semplificazione delle forme e sul frequente impiego di componenti industriali estranei al mondo dell’arredo. Nel 1954 progettano Luminator, uno stelo metallico su tre gambe con la sorgente luminosa rivolta verso l’alto; originale ed essenziale nel suo design, la lampada viene premiata con il Compasso d’Oro nel 1955. Risalgono invece al 1960 le sopracitate Gatto e Taraxacum, entrambe realizzate con la tecnica del cocoon, ossia impiegando una membrana sintetica traslucida, capace di diffondere uniformemente la luce, come rivestimento della struttura metallica.

 

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Il 1962 è l’anno dei progetti più celebri. Arco, con la grande base di marmo di Carrara (di cristallo nell'edizione limitata 2022) e lo stelo telescopico di acciaio ispirato ai lampioni stradali, porta la luce sopra un tavolo senza richiedere un punto a soffitto e riceverà nel 2020 il Compasso d’Oro alla Carriera del Prodotto. Taccia reinterpreta invece l’idea della lampada rovesciata, affidando a un ampio diffusore orientabile la distribuzione della luce, mentre Toio assembla componenti provenienti da ambiti diversi, a partire da un faro automobilistico, secondo quella pratica di riuso e ricontestualizzazione che ricorre spesso nel lavoro dei Castiglioni. Nel 1967 arriva Snoopy, ironica lampada da tavolo con base inclinata di marmo e ampio riflettore.

 

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In seguito alla scomparsa di Pier Giacomo, Achille Castiglioni prosegue autonomamente la collaborazione con Flos. A questa seconda fase appartiene Parentesi, sviluppata nel 1971 da un’idea di Pio Manzù e premiata con il Compasso d’Oro nel 1979: una lampada semplicissima, costituita da un cavo teso tra pavimento e soffitto lungo il quale il corpo illuminante può liberamente scorrere ed essere orientato. Chiude idealmente questo percorso Taraxacum 88, del 1988, che abbandona il cocoon della versione originaria a favore di una struttura geometrica di alluminio ricoperta di lampadine a vista.

Flos da Rinascimento Mobili

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